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Ma se i due di Aspettando Godot sono la riapparizione dei comici vagabondi con la bombetta come Stanlio, Ollio e anche Charlot, la protagonista di Giorni Felici è lei, la comica Winnie delle comiche mute! E infine Keaton.

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Abbiamo cambiato indirizzo e abbiamo cambiato anche logo.  Salire, scendere, girare di qui, girare di là, allargare il cerchio, restringere il cerchio, avvicinarsi, allontanarsi, andare in verticale o in orizzontale e profondità. Tutto per arrivare al centro. E al CENTRO, il VUOTO.

logo tdila scaletta però c’è rimasta nel cuore… 

TEATRO DEGLI INCERTI

Nel Teatro degli Incerti ci piace incontrare e scoprire: oggetti e fatti quotidiani ci rivelano altro, danno corpo a una realtà immaginata, riflettono memorie, trasformano libere associazioni in azioni. La trasformazione è al centro della nostra ricerca e con essa un profondo lavoro sul corpo dell’attore/danzatore pronto a modificare i termini della storia accompagnando lo spettatore in un cammino poetico e ironico. Imprescindibile è la contaminazione tra la presenza dell’attore/danzatore e lo spazio in cui si muove, sfondo e spesso matrice della storia raccontata. Un secondo sguardo e una vecchia sedia, un’abat-jour, uno specchio sono già teatro.

 

 PENSIERI

Ultimamente penso a Beckett e leggo Beckett. Ebbi la straordinaria fortuna – avrò avuto otto, dieci anni? – di vedere, del tutto per caso, FILM con il grande Buster Keaton. Miracoli della televisione di allora! Fulminante. A quell’età lo sguardo del mondo addosso è tutta la realtà e vedere un vecchio che ancora ne fuggiva è stato capire. Lo incontrai di nuovo pochissimi anni dopo in una delle biblioteche più belle d’Italia. Lo lessi tutto. Tutto il teatro. Ogni giorno: funicolare, biblioteca, Beckett, funicolare, biblioteca, Beckett. C’era anche la sceneggiatura di FILM. Credo che sia il libro che ho richiesto più volte, insieme alla Cantatrice Calva di Ionesco. Due libri che non ho mai voluto comprare, chissà perché. A diciassette anni scrissi il mio primo testo teatrale. Si intitolava Ironia n.1. Qualcuno lo lesse e pensò bene di mandarlo a nome suo per non so che concorso a Roma. Tradimento! Naturalmente non se ne seppe mai nulla. C’erano personaggi come A e B, proiettori che parlavano, figurine di carta e un elettricista. Leggo Beckett, leggo Beckett. Tutta questa scrosciante assenza di giudizio…    

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fotografie di Monia Carlone